Farmacia Intergalattica
Preparazione al decollo...

Gravidanza e fitoterapia

Il periodo della gravidanza può riservare qualche piccolo grande disturbo e la scelta di farmaci testati in termini di sicurezza per il feto non è molto ampia. Dal terzo mese in poi, sempre sotto l’occhio attento di un medico, si può chiedere supporto alle cure naturali. Oggi parliamo quindi di gravidanza e fitoterapia.

La saggezza popolare si traduce spesso in consigli di salute secolari. Sono ricette a base di erbe che si tramandano per via orale e che solo in seguito hanno ricevuto una “certificazione” ufficiale.

Camomilla

La camomilla (Matricaria Chamomilla) è tradizionalmente in uso per favorire il rilassamento e conciliare il sonno oltre che per attenuare disturbi digestivi. Per quanto siano limitate le informazioni sul suo impiego in gravidanza, non si sono mai registrati eventi avversi degni di nota.

Al di là dell’infuso da degustare, la cautela è comunque d’obbligo su alti dosaggi dell’estratto. Si potrebbero stimolare delle contrazioni uterine, come è stato anche rilevato da uno studio condotto su donne  in cui il parto è stato indotto somministrando compresse di camomilla ad alto dosaggio (3 g/die).

Inoltre, nella fase post-partum esercita degli effetti galattogeni e migliora un’eventuale condizione di lieve depressione e stato ansioso.

Lampone

Per altri fitoterapici – nonostante siano state condotte indagini cliniche specifiche e sistematiche – non si hanno ancora a disposizione dati tali da garantirne la sicurezza al 100% in termini scientifici, ma vengono da sempre sfruttati come validi alleati.

E’ il caso del lampone (Rubus idaeus), o meglio all’infuso delle foglie di lampone. E’ utile nell’arricchire di minerali e vitamine il latte materno e valido “ricostituente” per il tessuto uterino. Annovera svariate proprietà medicamentose, tra cui spasmolitiche e miorilassanti, antinfiammatorie e antinausea.

Favorisce la ripresa dopo un travaglio e supporta l’utero in un’adeguata contrazione prima e dopo il parto.

Utile anche per uso esterno nell’attenuare emorroidi, ragadi anali e al seno mediante impacchi con compresse di cotone imbevute del suo decotto tiepido.

Promosse dalla scienza

L’attenzione del mondo scientifico si è concentrata negli ultimi decenni su alcuni fitoterapici che hanno riscosso il favore da parte delle gestanti per i benefici nel controllo di alcuni disturbi associati alla gravidanza.

Zenzero

All’interno delle linee guida pubblicate dalla Royal College of Obstetricians and Gynaecologists – la società scientifica di ostetrici e ginecologi inglesi – si riconosce come valido rimedio naturale nel contrastare la nausea gravidica e come antiemetico lo zenzero (Zingiber officinale).

Questa pianta erbacea rivela molteplici benefici: è digestiva e riduce il bruciore di stomaco post-prandiale, è depurativa e drenante, contrasta tosse e mal di gola.

Lo si può assumere in sicurezza nel corso della gravidanza sotto forma di una calda tisana, ma anche il suo estratto secco è stato testato in modo positivo.

Succo di mirtillo

Un evento piuttosto frequente e fastidioso che si presenta durante una gravidanza è rappresentato dalle infezioni delle vie urinarie e il succo di mirtillo rosso americano (Vaccinum macrocarpon), meglio noto come Cranberry, rappresenta ormai una potenziale soluzione da affiancare alle cure più tradizionali, in modo da minimizzare l’impiego di antibiotici. Il succo di Cranberry si può considerare tra le misure preventive e terapeutiche contro cistiti e infezioni del tratto genito-urinario, alternative agli antibiotici, da sfruttare in gravidanza, come si evince dalla letteratura scientifica raccolta in svariati database (tra cui Medline, PubMed e Cochrane Trials).

Gli studi in oggetto hanno valutato se l’assunzione giornaliera di succo di Cranberry (240 ml oppure da 480 a 720 ml) potesse indurre rischi per la partoriente o il nascituro (in particolare malformazioni, parto pretermine, basso peso alla nascita, morte neonatale).

Il fitoterapico è utilizzabile come trattamento complementare utile e non dannoso. La sua assunzione in gravidanza va comunque monitorata da parte di un ginecologo, per il potenziale rischio di sanguinamento vaginale.

Piante da non utilizzare

Le piante medicinali che contengono oli essenziali sono controindicate sia per uso interno che esterno in quanto gli oli sono dotati di alta diffusibilità e quindi potenzialmente tossici per il feto, come ad esempio olio di rosmarino, propoli, menta, noce moscata, ruta, salvia, assenzio, prezzemolo, cannella, aglio.

Altre piante contenenti lassativi sono controindicate in quanto potrebbero aumentare la contrattilità uterina. Tra queste àloe, càscara, fràngola, senna e rabarbaro. In questo caso è meglio preferire integratori a base di fibre come lo psyllium o l’inulina o altre fibre solubili etc.

Altre piante infine potrebbero avere effetti sul sistema endocrino come luppolo, passiflora, serenòa, trifoglio rosso, agnocasto etc. Riguardo il ginseng non è stato evidenziato un aumento di rischio di gravi malformazioni. Purtroppo però gli studi sono stati fatti solo dalla 26esima settimana. Non vi sono studi di importanti dimensioni che ne abbiano valutato la sicurezza.

La caffeina, presente nel caffè, tè, matè o guaranà è in dosi eccessive, in grado di ridurre l’irrorazione placentare.

Il ginkgo, a volte assunto come alternativa all’ASA (acido acetilsalicilico) in caso di gravidanze a rischio potrebbe aumentare il sanguinamento durante e dopo il parto.

 

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