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Stare nella natura, una nuova cura

La maggior parte dei disturbi che oggi minacciano la salute fisica e mentale hanno una stretta correlazione con la vita in città, l’eccesso di ore trascorse in ambienti chiusi e la carenza di vita all’aria aperta. Ecco perché in alcuni paesi stare nella natura è una nuova cura e la “prescrizione di natura” dovrebbe diventare una nuova voce di qualunque ricetta medica.

Origini

La rivoluzione industriale ha creato un continuo flusso di persone che sceglie più o meno volontariamente di vivere in città, soprattutto per seguire delle opportunità lavorative che oggettivamente la campagna non offre.

Così si è passati da un 30% di popolazione residente nei centri urbani negli anni Cinquanta al 56% delle stime attuali. E questa percentuale è destinata ancora a crescere: secondo l’OMS arriverà al 70% entro il 2050.

Ma se la vita in città offre indubbi vantaggi pratici, economici, culturali, c’è sicuramente un prezzo da pagare, peraltro molto alto.

Deficit di natura

La sempre crescente urbanizzazione comporta una vita al 90% in luoghi chiusi con i seguenti disagi di grande impatto sul funzionamento umano:

  1. Scarsità di luce naturale
  2. Carenza di spazio vitale
  3. Eccesso di anidride carbonica
  4. Eccesso di inquinamento, traffico e tasso di rumore quotidiano
  5. Scarsità di movimento

Oltre a ciò, esiste una tendenza ormai consolidata di tipo comportamentale con:

  1. Aumento del tempo trascorso davanti allo schermo
  2. Cambiamento nella percezione del rischio (ad esempio, “pericolo estraneo”)
  3. Diminuzione del tempo libero
  4. Maggiore pressione temporale derivante dal lavoro o dalla scuola

Questo scenario sembra di una semplicità paradossale (ormai fa parte della vita quotidiana di tutti noi) ma ha un impatto talmente forte sulle patologie non trasmissibili oggi più diffuse che è stato addirittura coniato un nuovo modo di dire: deficit di natura.

La prolungata e cronica esposizione a contesti urbani dà luogo a una serie di sintomi psicofisici che provocano una attivazione anomala del sistema nervoso simpatico:

  1. Aumento della frequenza cardiaca e respiratoria
  2. Aumento della pressione
  3. Rilascio di adrenalina e cortisolo
  4. Restringimento dei vasi sanguigni
  5. Indebolimento del sistema immunitario.

Recenti statistiche condotte dal National Center for Health confermano come le cause primarie di morte negli Stati Uniti (tumore, malattie respiratorie croniche, malattie cardio e cerebrovascolari, demenza e diabete) siano riconducibili alla mancanza di esposizione alla natura.

Deficit di natura nei bambini

Nei bambini, in particolare, la disconnessione dalla natura è tra le cause di aumento dell’obesità, del deficit di attenzione e dello stress mentale. Non solo. Gli effetti dell’urbanizzazione e della vita al chiuso riguardano anche la salute mentale: diversi studi confermano che c’è un incremento dei disturbi d’ansia (+21%) e di depressione (+39%) nelle popolazioni dei centri urbani rispetto a quelle che abitano in zone rurali, e non a caso l’incidenza del deficit di natura in termini di salute psicofisica, ambientale, sociale ed economica già nel 2007 ha portato la World Future Society a collocarlo fra i dieci fattori più impattanti per la società del futuro.

Già oggi ne vediamo gli effetti. Di recente sono stati pubblicati i dati aggiornati sulla salute mentale di bambini e adolescenti e lo scenario si prospetta preoccupante:

  • Il 20% della generazione tra i 10 e i 20 anni soffre di disturbi mentali, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità
  • Il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani dai 15 ai 25 anni a livello globale
  • nel 2021, oltre 220 mila giovani, il 6,2% dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni, viveva in condizioni di cattiva salute mentale

Stare nella natura, una nuova cura

Oggi l’evidenza scientifica sui benefici della natura per la salute è tale da attirare l’attenzione di medici, infermieri e operatori sanitari di tutto il mondo: si spiega così come mai le prescrizioni di natura siano una tendenza crescente nel settore sanitario, dove i medici prescrivono il tempo in natura come un modo – in aggiunta o in alternativa a un farmaco specifico o generico – per ottenere innumerevoli benefici sul piano della salute fisica e mentale dei pazienti.

Dalla mitigazione dello stress e dell’ansia, dovuta al calo del cortisolo, al miglioramento dell’umore legato all’aumento della serotonina, dall’abbassamento del rischio di patologie croniche (malattie cardiache, ictus e diabete), al potenziamento della risposta immunitaria, fino alla riduzione dell’infiammazione e del dolore. A questi si aggiungono i vantaggi certificati sui livelli di attenzione, sulla memoria, sulla creatività, ma anche sulla capacità relazionali.

Stare nella natura, una nuova cura: a partire dal 2018, i benefici che la natura offre all’uomo sono stati riconosciuti come una vera medicina. Succede nell’arcipelago delle isole Shetland a nord della Scozia. Grazie all’esito positivo di una sperimentazione, è stato firmato un accordo che permette ai medici di prescrivere attività a diretto contatto con la natura come vera e propria cura per i loro pazienti.

 

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